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Correre, correre, correre racconto del terrore di LC

Correre, correre, correre...solo questo importa. Nient'altro ha più senso - correre lontano per sfuggirgli... sfuggirgli o sfuggirle? Perchè il terrore ha pietrificato il suo sguardo sull'immenso ghigno rosso fuoco e i contorni hanno perso significato. Un'immagine scaturita dal cuore dell'inferno - perchè niente altro di simile può esistere alla luce del sole: gli occhi come buchi neri e la bocca una voragine che tutto inghiotte.
E allora bisogna correre - i fili dell'erba alta gli colpiscono le braccia e il volto come fruste, e le tempie pulsano sino a scoppiare, e il respiro rompe il petto con fitte dolorose.
Ma deve correre se vuole salvarsi.

Ma perchè proprio lui? Perchè il demoniaco essere lo rincorre come preda? La sua è una vita senza infamia e senza lode - non ha mai fatto del male a nessuno - e mentre le sue gambe corrono più veloce del vento che gli frusta il viso, faticosamente il suo pensiero rivede le sue piccinerie, perchè solo piccinerie possono essere considerate: aver tradito la sua donna (ma non lo fanno tutti?), aver preteso un tasso usuraio per un prestito ad un amico (ma era forse meglio negargli il prestito?), essersi divertito a bastonare un cane sino a vederlo stramazzare (ma lo infastidiva... e poi è passato tanto tempo), e quella bimba vestita di pochi stracci che chiedeva una moneta, e lui divertito che tirava su il finestrino dell'auto (ma le città sono piene di straccioni!)...
ma sono solo piccinerie - non può essere rincorso da quella creatura mostruosa solo per simili insignificanti cose!

Ma deve correre... il respiro è un fischio sibilante, le gambe sembrano diventate di legno, deve correre...
E all'improvviso un filo di speranza: il buio della notte gli ha impedito di vedere che sta correndo parallelamente ad un binario, e lì dal fondo del nero inchiostro che avvolge tutte le cose sta emergendo la sagoma del treno che giunge sbuffando e gli si affianca... e allora capisce che è sul treno, con il treno che può salvarsi.
Con uno sforzo sovraumano afferra una maniglia e salta sul predellino - e solo allora ha il coraggio di voltarsi indietro. Il suo cuore ha un tuffo: in fondo c'è solo nero - solo notte - niente più mostro - niente più l'orrifica enorme bocca ghignante - e il terrore lascia il posto ad una gioia irrefrenabile, perchè il mostro non cercava lui, non lo rincorre!

Si passa le dita sulla fronte madida di sudore e urla di felicità e vuole gridare a tutti che è salvo, che è bello vivere - ma i vagoni del treno sono vuoti, sono bui, e non si ode più il fischio sibilante - eppure il treno corre più veloce del vento - fuori dai finestrini è nero come l'inchiostro, e la goia per la salvezza ritrovata lascia il posto ad una nuova inquietudine; nessuno risponde al suo grido - vagone dopo vagone - è silenzio profondo come in un abisso.

Ma ecco lì in fondo il rosso fuoco di un tramonto che illumina il cielo...
ma è già notte... e allora non può essere l'ultima luce del sole che muore...
E il gelo torna ad immobilizzargli le membra. Il cuore si ferma. Il resipiro quasi non c'è più.
Lì, in fondo, ad aspettare il treno vuoto, buio, silenzioso, lugubre come una bara, c'è, rossa come il fuoco dell'inferno, enorme, l'orrifica bocca ghignante
e non c'è più tempo e non c'è più spazio per fuggire mentre le tenebre sono squarciate dalla terrificante cupa risata che sembra un grido di dolore.

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