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Una serata da solo racconto del terrore di Mirco

Erano quasi le otto della sera quando il signore e la signora Jackson
dissero al loro bambino che sarebbero usciti a cena fuori e lui sarebbe
rimasto solo in casa con il fratellino più piccolo. Il figlio dei Jackson,
Evan, aveva otto anni ed Eric, suo fratello, ne aveva cinque.
Evelin e Ronald Jackson uscirono alle otto e mezza. Ora Evan era l'uomo di
casa.
"Nessun problema" pensò Evan "Eric già dorme e io passerò tranquillamente
il tempo a guardare la TV in camera mia"
Evan entrò in camera sua, si mise in pigiama, accese la TV e si infilò
sotto le coperte. Guardò dalla finestra aperta: Era paurosa la sua via di
notte, ma ancora più pauroso era lui, il vecchio dall'impermeabile nero.
Ogni notte, a tarda ora, si aggirava sempre lungo la via del suo
quartiere. Ogni notte, a tarda ora, si fermava sotto casa sua e scrutava
la sua finestra.
Era mezzanotte quando Evan si svegliò di soprassalto. La televisione stava
trasmettendo un video rock e il volume era altissimo. Come al solito Evan
si era addormentato davanti ai video musicali. Scese dal letto e spense la
televisione. Fu allora che vide il vecchio:Era sotto la sua finestra
e...lo scrutava. Sapeva che era solo in casa. Aveva atteso che i Jackson
se ne andassero per far del male ai loro bambini?
"Perché ancora non tornano?!" pensò Evan.
Il bambino si infilò di nuovo sotto le coperte e se le tirò fino a coprirsi il volto.
Dei rumori.
Una serratura forzata.
Aveva chiuso a chiave la porta prima di andare in camera? No.
Dei passi.
Il cigolio di una porta che si apriva.
Dei gemiti soffocati.
Poi altri passi.
Poi più niente.Nessun rumore.
Evan scese tremando dalla paura dal letto, gli occhi che gli uscivano
fuori dalle orbite. Aprì la porta della camera e si diresse verso la
stanza del fratellino. La porta di Eric era aperta. Evan vide quello che
non avrebbe mai voluto vedere e che per anni era stato solo frutto dei
suoi incubi da bambino. Eric fissava Evan con occhi vitrei, privi di vita,
la testa rovesciata, la lingua fuori dalla bocca. Sul pavimento giaceva un
cuscino stropicciato. Soffocamento, una morte silenziosa.
Sconvolto, Evan corse al telefono al piano terra. Chiamò i suoi genitori
al cellulare.
Uno squillo.
Due squilli.
Tre squilli.
Quattro squilli...Cinque...
Non rispondevano.
In quel momento Evan si accorse che la porta principale era aperta.
Uscì all'esterno. Goccie di sudore freddo e lacrime gli stavano offuscando
la vista ma ciò non gli impedì di vedere questa scena:
L' auto di mamma e papà c'era. Gli sportelli erano aperti. Evan fece per
fuggire ma qualcosa attirò la sua attenzione. Cosa c'era appeso alla
pianta del suo giardino?
Due corde dondolavano dal ramo più alto.
Due figure attaccate ad esse.
Una donna ed un uomo.
Evan crollò in ginocchio sull'erba umida del suo giardino.
Sulla via c'era il vecchio con l'impermeabile nero, ma Evan non lo vide.
Non vide la grossa ascia che l'individuo aveva tra le mani, non sentì i
suoi passi sull'erba del prato...

frush...frush...frush...

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